Namasté

E’ necessaria pace. Pace con i propri ricordi, con tutto quello che è mancato, sfuggito, che non si è capito, che non ci ha capito. E’ necessario provare ad amarsi finalmente, perché finché non si è capaci di accogliersi non si sarà mai in grado di credere per davvero che ci possa essere qualcuno, o Qualcuno, che possa accoglierci, amarci, così come siamo. 
Il silenzio…la fuga…hanno il loro tempo. Ed è un tempo giusto, quando ciò è necessario. Ma c’è un tempo, c’è, un tempo giusto per non usare il silenzio per far sentire la propria voce, per punire e punirsi, c’è un tempo giusto per non fuggire ancora.
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Disarma, la tenerezza.

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Brulicano le parole da voler dire sulle labbra, deviano frementi sulla punta delle dita, evaporano piccole e mute sui tasti.

Resta un sottofondo fresco che sa di musica del bosco al risveglio delle prime luci del mattino. Che altro c’è da aggiungere?

Al silenzio segue qualcosa di sacro.  Questo è.  Il silenzio riporta al centro e poi tutto d’un tratto ti fa esplodere nel cielo. Occhi nell’azzurro, stupiti, rasserenati, vivi. Con occhi che si staccano e vivono di sé, puoi permetterti di osservare qualsiasi cosa. A volte con struggimento, altre con rabbia, oppure ancora con dolore. Puoi farti far male e salvarti ancora. Puoi rompere il ciclo, il ripetersi uguale con occasioni diverse, puoi smettere di fuggire per poi ritornare come prima.

A me disarma la tenerezza. Null’altro. Neppure l’amore, da solo, può tanto. Neppure il desiderio, di sè, dell’altro, della vita, che pure mi sbatte al muro e lascia senza fiato. Non le promesse, non i doni, certo non le parole.

Le braccia cadono verso il basso senza forza, la bocca dello stomaco sembra immergersi nel vuoto, il ventre diventa morbido, penso :’vorrei fuggire’ e invece sto, con quel che c’è. Mollo. Una foglia nel fiume. Mi dicono che sembro diversa…e io dico che mi sento finalmente uguale a tutti. Se tanto silenzio imposto, da troppo e troppi, valeva questa scoperta, bene, ne è sicuramente valsa la pena. Tenerezza. E io divento primavera.

(Grazie a Papa Francesco e al suo richiamo. Da non credente, l’ho apprezzato molto).

Leggo un libro, che legge me.

Leggo un libro. O forse è il libro che legge me.

Mi gira la testa, parola per parola. Non si parla di anoressia, anche se questo termine appare quasi ad ogni riga. Si annaspa nel bisogno di esser ‘visti’. Con grande intelligenza, a conferma (per me) che quest’ultima non è talento che aiuta nella difficoltà, nell’impazienza del vivere.

“…quando leggo un romanzo non sopporto i passaggi troppo lunghi. E allora li salto per andare al <dunque>. L’ho sempre fatto. Anche quand’ero piccola. E talvolta lo faccio anche oggi, interrompendo il racconto di chi mi sta di fronte, perché ho capito…non c’è bisogno che mi spieghi tutto…dove vuole arrivare? Forse è per questo che da bambina non amavo Balzac e preferivo la poesia. La descrizione dei luoghi e dei fatti mi annoiavano. Cercavo subito i personaggi. Ma anche lì non m’importava di sapere se fossero alti o bassi bruni o biondi, magri o grassi….Volevo capire cosa pensavano, cosa provavano, cosa dicevano….”

 

Donne (non) comuni.

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“Chi ammiro io? Vuole dei nomi? No, è meglio che le dica che cosa ammiro. Io rispetto il talento, il vero talento che è tutto il contrario dei bluff; la fedeltà, la vera fedeltà che è tutto il contrario dell’amicizia superficiale e passeggera; e la sincerità, persino la crudele sincerità che è tutto il contrario dell’ipocrisia. Ecco che cosa ammiro io”.
— Anna Magnani

 

Gocce di sabbia.

….era ottobre del 2007 e scrivevo ‘sta cosa qua che oggi è ancora più vera di allora:

“Non so quel che è giusto o meglio o bene. Lo so sempre meno, in questo mio animo dove è vero tutto così come è vero il suo contrario. So però che questa vita ha del bello e che questo bello va preso a mani piene, magari messe una accanto all’altra per poterne accogliere ancora di più. E questo bello va poi portato al viso e respirato senza riserve, perchè prima o poi scorrerà via e niente e nessuno potrà trattenerlo. Gocce di sabbia. Un controsenso. Come un controsenso è questa vita, che ci fa desiderare ciò di cui abbiamo paura. Ed in questa lotta continua tra l’ambire ed il difendersi spazza via il nostro tempo.”

Grazie a http://clockworkbanshee.wordpress.com/ che mi porta a rileggere polvere di me:).

Mi sei piaciuto, subito.

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sei

piaciuto

subito

al

primo

sguardo.

Mi sei piaciuto prima ancora che io mi accorgessi che mi piacevi.

Solo che avevo bisogno di tempo.

Solo che tempo tu non hai dato.

Restano questi sguardi tra noi.

Resta

quell’intuizione

orfana

di

conoscenza.

(.)

cammina con il cuore

Se solo si potesse vivere tra parentesi

si potrebbe prendere chi vuoi dentro con te,

e il resto del mondo aspetterebbe fuori

a guardare educatamente dall’altra parte.

Se si sbucasse fuori dalla parentesi,

la vita continuerebbe come prima.

Non ci sarebbero conseguenze

e per una volta i muri si troverebbero dove vuoi tu. Se solo fosse possibile.

Ma le parentesi esistono solo nei libri.

E il mondo gira di conseguenza.

(A. Fienberg)

Acqua della memoria.

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Levo i calzini, resto a piedi nudi sulle assi di legno grezzo del pavimento. Il foglio bianco è sulla parete, lindo, ampio. La memoria è acqua e oggi scelgo di immergermi il più profondamente che posso. Un respiro profondo e mi tuffo. Prendo un pennarello nero e inizio a tracciare segni, linee, nomi. Parto dalle radici, per arrivare ai germogli. Sbaglio, confondo, mi correggo, vengo corretta. Mi stupisco. Mi allontano di un passo, osservo il grafico nato dalle mie mani, dai miei ricordi…c’è confusione, per la frazione di un secondo mi sento sbagliata….un altro respiro profondo, guardo il gruppo e decido che voglio ‘prendere’ stavolta, al diavolo tutto il resto, al diavolo anche la voglia di andar via, voglio che chiedano, che mi conducano dove neppure io so, che scavino come possono, come sentono. Sono immersa in un liquido caldo, luce che filtra, attendo mani che mi riportino a galla. Qualcuno di loro mi dirà, poi, che la mia ricostruzione ha fatto venire in mente un pentagramma con le note : “c’è musica la dentro”.
Il resto è intimo e deve ancora depositarsi per poterne parlare. Ma c’è questo passaggio tra il riconoscere di ‘appartenere’ a qualcosa di più ampio e il contemporaneo comprendere di essere ‘altro’, che frastorna e incanta. Seduti tra persone che si disarmano, scoprendo come sia insito e naturale in noi disarmarci a nostra volta per vibrare di vita senza timori.

E’ nel disarmarsi e farsi vulnerabili, a me pare, la relazione profonda con l’altro…e con se stessi.

Pace.

(troppi schemi, nella mia vita, si ripetono. situazioni, persone. e ho avuto voglia di capire, di capirmi. uno dei passi è stato questo: week end con genogramma, guidato da persone esperte. nel mio caso, fatto con la fondatrice di Rio Abierto Italia, Clotilde Robustelli oltre altri terapeuti di varia formazione. giusto per essere concreta e non condividere solo parole). 

Una cagnetta di nome Pippi. Come la vita. Come l’amore.

Un mese fa, due occhi marroni profondi da una foto sulla bacheca facebook di un’amica mi hanno inchiodato. Una cagnetta alla ricerca di adozione. Vivo in campagna, lo spazio c’è e c’è pure il bisogno di un cane che scodinzoli al rientro dal lavoro per dirmi che intorno è tutto tranquillo. Eppure no, da due anni dico no, non amo i legami e l’impegno,  se non necessari. Mi sento subito inadeguata, non per pigrizia. Poi questo musino, lo sguardo adulto così simile a quello della mia gatta….insomma, ho chiuso la pagina e ho provato a mettere via il pensiero. E’ passato un mese, la pagina non c’è più, ma quella sensazione è rimasta nella pancia, mi chiama. Alla fine ho recuperato un riferimento e ho telefonato. Domani io e questa cagnetta ci incontreremo, alle 15,30. Spero ancora in un’antipatia reciproca, spero voglia ringhiarmi e rifiutare ritrosa il mio sguardo, mi semplificherebbe la vita e avrei la coscienza in pace. Significherà che ho preso un granchio, che la pancia ha sbagliato (evviva, ogni tanto accade, non casca il mondo!).
Questa cagnetta non la voglio, non mi è comoda.

Ma il grande, immenso dono che la vita ogni volta mi fa, è il coraggio di ascoltarmi. Di non tirarmi indietro. Non nascondermi. E se questa cagnolina (pure brutta) non mostrerà con chiarezza di rifiutarmi…bene, da domani avrò un impegno in più.

Dedicato agli uomini incontrati negli ultimi tempi, menti sublimi di pance poco avvezze ai subbugli, incapaci di ascoltare poiché sordi a se stessi. Comprendo più di quel che vorrei, ma non chiedete ciò che non siete disposti a perdere.  

AGGIORNAMENTO:

Non mi ha rifiutato. Tra qualche giorno la porterò a casa. M’ha preso un po’ l’ansia da impegno…però…eccola:

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