L’amore romantico non è un lucchetto

 

Illustrazione di Marco Cazzato

Agli ossessivi, agli stalker, ai persecutori d’altri e di se stessi non farebbe male riflettere su quel che scrive Tony De Mello a pagina 59 del suo longseller «Messaggio per un’aquila che si crede un pollo» (ma il titolo originale è Awareness, Consapevolezza). «Noi non proviamo dolore quando perdiamo qualcosa a cui abbiamo concesso la libertà e che non abbiamo mai tentato di possedere. Il dolore è sintomo del fatto che ho condizionato la mia felicità a questa cosa o a questa persona». Cioè, rigirando i verbi al positivo, noi proviamo dolore quando perdiamo qualcosa o qualcuno a cui non abbiamo concesso la libertà. Qualcosa o qualcuno che abbiamo tentato di possedere.

Eppure poeti e cantanti ci inculcano che l’amore è possesso e la perdita del bene amato una mutilazione. A scuola, in famiglia e fra amici è grosso modo questa l’educazione sentimentale che abbiamo ricevuto. Siamo arrivati a identificare l’amore romantico con un lucchetto, simbolo di chiusura ermetica. Ci hanno insegnato a dipendere emotivamente dagli altri e a convincerci che la dipendenza generi felicità. Invece innesca paura della perdita. E dove c’è paura non c’è amore, perché l’amore vero non conosce condizioni, pretese, aspettative. Scrive De Mello: «Come potete dire che mi amate, se avete bisogno di me per la vostra felicità?».

Sono parole che fanno il contropelo a convincimenti indotti e ormai acquisiti. Ma prima che il cervello ci spinga a cestinarle come l’ennesima bizzarria new age, dovremmo provare a fare silenzio dentro di noi e ad ascoltarle davvero. Potremmo scoprire che contengono una verità talmente profonda da incutere dapprima smarrimento e poi euforia. Ci si può rassegnare a una vita mutilata e mediocre, intrisa di vittimismi e appoggiata alle proprie debolezze, che attireranno nuove iatture e recriminazioni. Ma si può anche fare la scelta opposta e diventare consapevoli della propria forza, condizione indispensabile per attrarre le persone e le cose giuste per noi. Basta svegliarsi. Acquisire consapevolezza di sé. Gli uomini si domandano se esista una vita dopo la morte. Ma la domanda che dovrebbero farsi – dice De Mello – è se esista una vita prima della morte. E cominciare a viverla, finalmente. Buona Pasqua. 

[di M. Gramellini – da La Stampa del 31/03/2012]

A giudicare dalla quiete di oggi, quella che mi rimane qualsiasi cosa accada, credo proprio che ‘sta roba qua sopra sia profondamente vera. Certo, non mi è appartenuta da sempre, ma a forza di osservare quel che mi faceva – e fa –  star male, sono arrivata alla stesse conclusioni. Perché concedersi l’amare è la più grande libertà, e semplicità,  che si possa sperimentare. Almeno per me. 

 

 

 

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10 Pensieri su &Idquo;L’amore romantico non è un lucchetto

  1. Sarà vera, anzi, lo è senz’altro.
    Difficile applicazione, molto difficile. Ci arrivi con il tempo, se…e nonostante tutto è una lotta. E non solo per quanto riguarda l’amore romantico (perchè chiamarlo romantico, poi?) ma anche l’amore filiale per dire….
    Questi aggettivi possessivi sono connaturati, c’è poco da fare. Si può imparare con il tempo ma la fragilità umana ti porta ad aver paura della perdita, della mancanza e forse, anche, della solitudine…e così si finisce con “l’impossessarsi” dell’altro. Richiudendolo, richiudendoci.
    E la gelosia fa il resto….

    buona giornata
    .marta

    • Sono paure che appartengono a tutti, forse la differenza sta solo nel concedersele o combatterle. Credo che quando ho paura…posso avere paura. L’età me lo permette, i dolori e le gioie vissute pure. Ce lo possiamo concedere. Il concedersi di aver paura, ammettere di averla, sposta immediatamente il punto di critico…non è più l’altro in quanto ‘altro’, ma in quanto altro di noi che si muove. E l’altro, compagno/a figlio/a amante o collega che sia, diventa quel che è e non che dovrebbe essere…
      MI rendo conto che tutto sembra solo teorico. Lo scrivere non mi aiuta a renderlo semplice, ma io sto parlando di me, di quel che osservo cambiare, modificarsi, in me. In realtà non è una lotta, non lo è affatto, piuttosto un arrendersi, un mollare, e lasciare che sia ( e si sia).

      [Grazie per i tuoi commenti, Marta. Spesso mi sono strumento per meglio comprendere ciò che pubblico in modo istintivo!]

  2. amare è liberare?…lasciare liberi e sentirsi liberi.?…è vero associare l’amore a un lucchetto è un pò come ribadire il detto il matrimonio e la tomba dell’amore….. penso che Marta abbia ragione, non è facile applicare questa “cosa qua ” (come la chiami tu)ma riuscirci sarebbe bellissimo…non so se c’entra molto ma mi è venuta in mente la canzone di Masini “Io ti volevo”……..

    ciao amica

    • Ciao Amica cara 🙂
      ma dimmi….a che pensi quando dici “lasciare liberi e sentirsi liberi”? forse al discorso della fedeltà fisica? in genere per libertà all’interno della coppia si pensa a questo. io sono per la fedeltà, la chiedo. ma non credo mi sia dovuta e neppure che sia naturale. non è ‘normale’ restare fedele, soprattutto se si tratta di un rapporto che dura nel tempo.a noi l’eccezione pare essere il tradimento, ci fa inorridire….ma a ben pensarci non è molto più eccezionale l’impegnarsi alla fedeltà? e il farlo per se stessi piuttosto che per l’altro o per gli altri?
      per me libertà in ogni caso non sta nell’agire, quanto nel riuscire a permettersi di essere. anche all’interno di una relazione. questo intendevo.

      (leggo un libro straordinario, della MIchela Marzano, e ogni volta penso a te. domani te lo regalo!)

      • no 🙂 mi riferivo alla libertà di essere se stessi naturalmente….la fedeltà è insita in ognuno di noi…ma a prescindere da ciò intendevo proprio essere libera di essere….amare ma non soffocare…amare ma non possedere….amare e lasciarsi amare….sembra semplice ma non lo è…amica mi 🙂 ho tanta voglia di abbracciarti e di vedere il tuo sorriso…che bello che pensi a me G..R..A…Z…I…E…..ti voglio bene…etc etc 😉 smack

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