Per Simone.

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Grazie.

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8 Pensieri su &Idquo;Per Simone.

  1. Tu non puoi stare vicino alla tigre,
    la rendi inquieta.
    La tua risata risveglia tutti gli umori della foresta,
    è un richiamo ed un invito
    una supplica ammaliante.
    Il tuo tuffo crea l’onda anomala che incanta e raggela;
    scaturisci da una fonte primigenia
    cavalchi un vento bizzarro
    che ti scrolla e ti scuote…
    finché precipiti in uno scroscio improvviso
    ed un pianto irrefrenabile scende sul tuo viso.
    Ad ogni passo ti perdi e ti ritrovi,
    rimani immobile eppure in te la variazione continua
    il ritmo incede
    la risacca non tace…
    e tu non hai pace.
    La tua è una partita piacevole ed estenuante
    che giocare da sola diviene alienante.
    Socchiudi gli occhi.
    Non dire.
    Non fare.
    Concediti il silenzio e lasciati avvicinare.
    Tante creature timide e curiose a te si accosteranno,
    giocherai con loro fino al limite del pianto…
    un’ultima volta.
    Poi arriverà qualcuno
    che al mondo non cerca altri che te,
    ti riconoscerà, lo riconoscerai:
    giocando.

    • potendo, ora, ti abbraccerei moltissimo. capiresti, capirei.
      ti sono grata, avevo bisogno di sentirmi ‘vista’, non nella foto, lo sai…l’ho capito leggendo.
      hai letto le mie paure e i miei sogni. non credo alle profezie, ma fanno parte del possibile…e io ho fiducia, questo sì. certo, avverandosi, sarebbe finalmente pace…perché “riconoscersi” è pace.
      ma sopra ogni altra riflessione…….tutto questo…e uso ‘questo’ perché non so come altro definirlo… deve costarti moltissimo…non è possibile vedere così negli altri senza pagare il prezzo dell’inquietudine, della fatica, della solitudine…nn è possibile vedere ciò che non ci appartiene…
      ti abbraccio, silenziosamente.

  2. Entrare in empatia con una persona è operazione faticosa, sì, a volte estenuante… ardua se l’altro si difende, più agevole se questa si apre fiduciosa. E’ vero, quasi sempre vediamo nell’altro ciò che appartiene in qualche misura a noi stessi, ma nell’incontro tra due persone c’è anche una dimensione di mistero che esalta o deprime questa prassi già difficile in sé. Il tuo mistero mi parla di dono e faccio poco sforzo a raggiungerti in qualche tratto di intimità. Diventi come una preghiera che solleva dolori, inquetudini e solitudini… perché la (mia) vita è fragile l’Amore no.
    Amorevolmente, Si.

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