E prima?

Violenza sulle donne, violenza continuativa, tra le mura di casa. E’ orrore, lo sapiamo tutti, anche per chi non l’ha vissuto e solo ha provato ad immaginarlo. Un compagno, che hai scelto, nessuno te lo ha imposto, lo hai scelto e presumibilmente amato. Hai provato con lui l’emozione dei primi baci, fremuto di desiderio tra le sue mani, lo hai ascoltato e ti sei sentita ascoltata. Credo. Credo sia iniziato così. Questo è l’orrore più grande. Non è violenza per strada, da sconosciuti. No. E’ da chi hai scelto di avere accanto.
Ieri pomeriggio lei stava seduta proprio accanto a me. Un imprevisto nella nostra tabella del corso di autodifesa, e lei, con l’aiuto di una terapeuta che ci assiste, ha chiesto di essere ascoltata e ci ha raccontato. Un corso che seguo per curiosità, per usare il corpo e smettere di pensare. Ieri non è andata così. Violenza grave, ripetuta. Cose serie. Violenza dal primo ceffone sino all’ultima presenza nelle aule giudiziarie, sino all’ultimo intervento dell’avvocato difensore.
Lei. che mi sta accanto, è una ragazza giovane, bella, con amici, famiglia e lavoro. Quando è accaduto che poteva morire e per miracolo si è salvata, ha trovato la forza di dirgli che era finita e che sparisse. Ma solo quando lui ha iniziato a minacciare del male alla sua famiglia e ad una collega di lavoro, solo quando il pericolo minacciava di estendersi agli altri, lo ha denunciato. Prima no. Prima no.
Ci ha chiesto ascolto, non opinioni.
Qualcuna le ha chiesto quale suggerimento darebbe, oggi, ad altre donne per evitare quanto è accaduto a lei. Ha risposto: “Andar via al primo schiaffo, allontanarsi subito, non trovare giustificazioni.”
Rifletto su come veniamo su al mondo. Ci insegnano che dobbiamo preoccuparci per gli altri, ci nutriamo di buoni propositi e buone intenzioni, di sacrificio. Gesù è morto sulla croce per salvarci dai nostri peccati. Sticazzi…e tu anima fragile non sarai mai alla Sua altezza, ma datti da fare, sii buono, salva anche tu gli altri, tu puoi. Ma non salvare te stessa, non farlo. Attendi un ceffone, per allontanarti. Questo il consiglio utile, questa la rivoluzione, l’emancipazione dal tanto e torturato subire.
E prima?
Possibile dover sentire violato il proprio corpo per percepire la violazione della propria persona?  Perché ci son ceffoni che non violano proprio un bel niente, ne sono convinta. Ma ci son ceffoni che segnano solo una tappa concreta, ‘visibile’, a tutta un’altra serie di violazioni, manipolazioni, ad invasione di spazi, anche affettivi (chi ti allontana da parenti e amici), a mancanza di ascolto,  sensi di colpa continui ed infondati (quanti compagni ci hanno fatto sentire ‘colpevoli’ anche solo dei propri umori negativi per problemi di lavoro, di relazioni, per problemi sessuali?), quante volte si sta male accanto a qualcuno e non ci si tira indietro? O meglio ancora: quante volte abbiamo permesso che ciò accadesse? E non c’è differenza di sesso su queste violenze, su questo tentativo di stringere tra le mani l’oggetto del proprio ‘amore’, così come non ve ne è in questa incapacità di amarsi, di amare sé stessi, almeno un po’. Perché volersi bene, protegge. Affina il sentire. Aiuta a conoscere e intuire.
E’ prima, che si deve fuggire.
[intanto a me, mentre ascoltavo, è venuto un freddo gelido nonostante il caldo della sala. le ho dato un bacio silenzioso tra i capelli, quasi freddo rispetto agli abbracci di tutti, e  raggelata sono rientrata a casa, rinunciando al concerto di Bach della serata, cancellando gli impegni. avevo bisogno tremendo di caldo, di avvolgermi, di lasciar ‘posare’. ho dormito per 12 ore…e il freddo ancora c’è.]

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2 Pensieri su &Idquo;E prima?

  1. Quant’è vero… quanta violenza dietro atteggiamenti e parole, quanti sensi di colpa inutili… tutto questo male, non fisico, ma mentale, che ci rende deboli a tal punto da non trovare la forza per reagire… poi arriva il giorno in cui ci si rende conto di questo essere succubi, perché è così che si diventa… ma quel giorno, finalmente, quella forza che non si trovava è dentro di noi; e non è ancora troppo tardi per tirarla fuori, per dire basta e rinascere, seppur molto lentamente e faticosamente, ma rincominciare a vivere è ancora possibile…
    Déjà vu…
    Ciao Lilly

  2. Il passo da fare è ancora più doloroso…quel ‘basta’ non è da dire all’esterno, ma a noi stessi. i veri nemici da combattere, sono dentro di noi e non fuori. non c’è tempo o luogo o persona sbagliata quando siamo vigili e in pace…quando sapiamo di aver diritto al rispetto, di essere meritevoli di ogni bene nonostante le nostre mancanze, quando la fiducia e l’amorevolezza iniziano a dirigersi verso il centro e non solo verso l’esterno…allora siamo in grado di proteggerci. almeno un po’. proteggerci non tanto da ciò che accade, che non dipende sempre da noi, ma almeno dalle conseguenze che quel che accade può avere su di noi. può aiutarci a mettere degli argini, dei confini, ad aprire un ombrello. e ricominciare è sempre possibile, ora, qui.
    non è una verità questa. ma è quella che conosco 🙂
    ciao Anna

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