C’è un Natale che passa e un Natale che resta.

La colazione assistita, la ginnastica al ritmo delle tabelline, l’elenco di nomicognomiedate dei tanti parenti. Sembra un gioco, tanto è sereno. Tutti quei mesi in stato di coma non si possono recuperare, ma qualcosa resta.

Sistemo la cucina, dopo la notte passata con voi, e vi osservo senza guardare. Ascolto ogni movimento.

Complesso essere figli di tanto amore. Quasi come esserlo di non amore. Ci si sente fuori posto nel resto del vivere. Inadeguati al troppo come al troppo poco.

Intanto il Natale passa. E quel che vedo, resta.
Vi tengo stretti nei miei occhi.
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