Ricordo una polverosa strada di quartiere, diritta come un fuso con tante porte che vi si aprivano di qua e di là, ai lati opposti. Ricordo che in quella strada, al pomeriggio, dopo i compiti per la scuola, i bambini andavano a giocare. Spesso ci si divideva in due squadre, una riga col gesso attraversava la via, una palla da lanciare per far ‘prigioniero’ l’avversario. Ore così. Chissà com’è che non ci si annoiava mai. Poi accadde qualcosa, mai saputo bene cosa. Sta di fatto che i bambini si divisero, chi rimase a casa, chi fece gruppo a sé di due o poco più. Un pomeriggio, due, tre, una settimana così. Vuota e silenziosa. Ricordo una bambina di 7 o 8 anni. Che forse stanca di quel silenzio, cercò di capire cosa fosse accaduto. E bussò ad una porta, le dissero di un bisticcio per non si sa bene cosa, non si sa bene tra chi. Bussa qui e bussa là. Infine una cosa si capì: un dispetto fatto ad una ragazzina che era un po’ il capetto di tutti, la quale non sapendo bene chi fosse l’artefice del dispetto aveva deciso di far guerra a tutti. Mi ritorna chiarissima un’immagine: tre scalini sulla strada e una porta. Il campanello. Il ditino tirato in alto per pigiare sul tasto. La porta si apre, è il viso della bambina offesa  incorniciato da ricci scuri che subito si contrae in una smorfia imbronciata e risentita.  La bambina che ha suonato alla porta sta un attimo indecisa, poi allunga una mano e dice: "Pace." Non ricordo altre parole, solo la gioia poco dopo di correre tutte e due insieme a chiamare gli altri bimbi e la palla ‘prigioniera’ di nuovo in gioco.

Non ho mai saputo, giuro, il perchè fosse stato necessario chiedere la pace. Non seppi mai cosa fosse accaduto e a causa di chi.  

Oggi m’è ritornato alla mente questo episodio lontanissimo della mia infanzia. Non sono mai stata buona e neppure umile. Però…però non ho mai trovato un senso allo star male inutilmente.

Credo ci sia bisogno di far pace. Con noi stessi, prima di tutto. Col nostro passato, con i nostri ricordi, con i nostri pensieri. E poi pace con chi abbiamo intorno, anche se abbiamo ricevuto dei torti. Pace, egostica pace, per non sprecare nulla del ns tempo inutilmente.

 

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