Per circa due mesi ho riempito le giornate di tante cose…c’era lo stupore, la speranza, poi la rabbia…c’era il bisogno di sentirmi apprezzata, ben voluta, femminile anche…soprattutto avevo bisogno di non pensare, di allontanare tutta la negatività che mi piombava adosso, tutti i ricordi delle cose non dette, non fatte, masticate. Tutto quel che di negativo c’era stato lo divoravo. Avevo bisogno di guardarlo, di non fermarmi come al solito al quel tanto di bello tra noi, ne avevo bisogno per non soccombere, ero disperata, non potevo credere che finisse, che finisse davvero, di non mancargli, di non poterlo più avere con me.  I suoi occhi, le mani, il sorriso, la sua voce…la sua voce, la sua voce.

Ecco, la sua voce. Mi son bastati pochi giorni di silenzio, lavoro e casa e basta. Rientravo dall’ufficio e d’improvviso ho iniziato a respirare male…la sua voce…mi mancava come se fosse aria. Ho cercato di pensare ad altro, di guardare quella campagna intorno a me che tanto mi rasserena,..la sua voce… alla fine gli ho telefonato, ho detto: "non ho niente da dire, ma avevo bisogno di sentire la tua voce, solo per un attimo."  Poi davvero non sapevo che dire e infatti ho chiuso subito. Son passati dieci giorni da allora. Ho fatto un sogno terribile, c’era un cane sofferente che veniva orrendamente malmenato e ad ogni corpo si aprivano ferite orribile e sangue che schizzava ovunque. Rimango chiusa in me, a parte pochi impegni davvero inderogabili. I problemi di respirazione sono ritornati. Mai sofferto prima di una cosa così. Sono stata al mare, entro in acqua, un’onda mi fa perdere l’equilibrio, mi aggrappo al braccio di un amico: "Ti prego portami via da qui!", ma ero a due passi dalla riva…Questa mattina, al lavoro, nella stanza archivio per prendere dei documenti, il caldo è opprimente, pare soffocare, riesco a resistere dal correre via concentrandomi sul respiro, ma quando esco mi ci vogliono buoni dieci minuti per recuperare lucidità.

Quel canto nelle viscere…so di non poterne sfuggire. A volte mi fermo, poggio entrambe le palme delle mani sul ventre, quasi a volerlo percepire fisicamente.

Non so che mi prende. Non so come chiamare quel che sento. So che ascoltare fa maledettamente male.

 

 

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7 Pensieri su &Idquo;

  1. Parlane con qualcuno Lì, non fare come me che ho aspettato anni e anni e poi sono crollata.

    Capisco quella mancanza, era come una droga per me con quell’accento meravigliosamente toscano. Ma so anche cosa significa quella mancanza di fiato, quel senso di sentirsi mancare l’aria, con magari i battiti a mille. A volte queste cose ci fan sentire soli, io son qua se hai bisogno, mi pare di averti già mandata il numero del fisso, se così non fosse dimmelo.

    Un abbraccio, non so perchè ti voglio così bene o perchè mi senta così in sintonia con te, dato che non ci siamo frequentate così tanto. :-**

  2. Ale :)) che dolcezza…tieni conto che scrivo per spurgare, perciò non che qui si amplifichi, però c’è solo la parte buia di questo momento. Il tuo cell sì, è memorizzato, ma davvero non mi va di parlare di ‘sta cosa, butto fuori meglio scrivendo. Comunque ho seguito il tuo consiglio, c’è stata un’altra crisi respiratoria e ho consultato un medico. E mi prendo qualche giorno di riposo :).

    Mi sento in colpa cn voi tutti…alla fine le mie sono lagnanze di qualsiasi persona innamorata in una situazione simile!

    Siete molto molto cari.

  3. No…non sono lagnanze.
    E nessuno è qualsiasi.
    Quando ho letto ho pensato ad attacchi di panico. Hai fatto bene ad andare al medico…non ha senso sopportare e si, come qualcuno ti ha consigliato sotto, il dolore va ascoltato, ma non assecondato.

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