Raccontami una fiaba.

[Dialoghi semi-seri tra me e chissà quale altra di me]

Ehi Lì…raccontami una fiaba.

Comeee? Ma non ho il tempo e neppure la voglia, lasciami in pace.

Dai Lì, ti preegooo…e da tanto tantissimo che non mi racconti più.

Sgrunfff. La fa facile. Se ne sta rintanata ad osservare la mia vita, al fresco, valuta, borbotta, pare sappia tutto lei: cosa è importante, cosa non lo è, cosa dovrebbe farmi stare bene e cosa mi infastidisce, cosa dovrei fare, come agire, dove sbaglio (e sbaglio sempre…ma sarà poi possibile?!). Da un po’ una nuova lagna: non sai più raccontarmi le fiabe. Ok. E allora? E con questo? Provaci tu a uscire fuori e vivertela questa vita, a sbatterci il muso, a farti deludere, a deluderti da te. Prova tu a correre quando non ne hai le forze, a mangiare quando ti si chiude lo stomaco, a vedere quando ti bruciano gli occhi, a respirare profondamente anche quando c’è la puzza,  a fare le tue cose quando tutto sai che fugge e l’unica cosa che sembra di poter trattenere è ciò che sta nelle tue viscere, a far l’amore quando tutti dicono molto meglio ‘scopare’, Ecco, provaci tu a farlo e farlo per davvero, rendendotene conto, e poi prova a raccontare tu a me una fiaba.

"Ma nulla è cambiato. E’ sempre stato così. Anzi, ci son state difficoltà maggiori e ancor meglio le tue fiabe erano forti, genuine e sicure, sempre con un che di bello che si realizzava.  E comunque finchè me le raccontavi…tutto andava per davvero meglio, i tuoi occhi sorridevano anche tra le nubi, era rassicurante averti accanto e non  soprattutto non eri quel piombo deprimente che sembri ora! "

Azz…e chi dice che tutto andava per il meglio? Forse semplicemente me la ‘raccontavo’! Forse la mia grande favola era proprio quella: star bene comunque! Credere che tutto avesse un senso, un percorso, un obiettivo ‘oltre’, una speranza, una bellezza profonda. Facevo proprio come te ora: da un piedistallo mi guardavo intorno e vestivo cose e persone del mio sentire, del mio ragionare. Ma la vita, oh mia cara, la vita è altro. E’ sporcarsi. E’ doversi bastare perchè se non ti basti da te….nessuno potrà colmarti. E’ doversi proteggere. E’ prendere quel che accade, senza poterti fare domande troppo serie. Senza sognarci sù, che i sogni fanno paura quando si sa che basterebbe poco per realizzarli. Oh insomma….basta. Vuoi capire che non posso trainare sempre io il carretto? Non vedo più bene, non conosco la strada. E visto che sei tanto brava e sai sempre tutto, sai che si fa?

Racconta tu a me una fiaba. Giuro che starò zitta. Guarda, poggio già la testa sulle tue ginocchia. Proverò a credere a qualsiasi cosa tu saprai raccontarmi. Ma che sappia di poesia.

Accarezzami i capelli.

  

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16 Pensieri su &Idquo;Raccontami una fiaba.

  1. credere che tutto abbia un senso, un percorso, un obiettivo.. fino a qualche tempo fa me la raccontavo anch’io.. ultimamente sono diventato più realista e fatalista, che non vuol dire cinico. tutto sommato più lucido e con meno certezze ma non è detto che sia un male. mi fa piacere ritrovarti in questo agosto afoso.. quando tutti scappano via dal blog tu arrivi.. 🙂

  2. una carezza, e se potessi te ne racconterei mille di favole, ma sarebbero solo mie, mie illusioni dalle quali ci si sveglia sempre con un gran botto. Passa e lascia l’amaro, ma c’è sempre un sorriso che con la sua dolcezza ci riempie la vita.. tu sei bella, bella dentro e bella fuori, e non è facile accettare la disillusione, la crudeltà altrui, l’egoismo e l’individualismo imperante.. si fa fatica a crearsi delle certezze, un minimo di futuro, una cerchia di affetti disinteressati.. ti capisco, eccome

    :-* (tanti)

  3. “C’era una volta, un Oshammi shammi che aveva perso il senso delle parole…” (Stefano Benni, fiabetta bellissima!)

    Ma tutto HA un senso.
    Solo che spesso il senso delle cose non è quello che vorremmo noi…

    Tutto HA un obiettivo, magari non è il nostro, non è alto o lodevole. Ma ce l’ha.

    Le fiabe sono come il trucco delle donne: nascondono i difettucci, esaltano i punti forti.
    Ed il latte detergente fa sparire solo quello, non la faccia che ci sta sotto.

    Guarda la faccia truccata, sii consapevole dei reali obiettivi ed accetta il senso strampalato delle cose.

    E vissero tutti (apparentemente) felici e (falsamente) contenti.

    🙂

  4. Ecco, fatti raccontare tu una fiaba, una volta tanto, mi sembra giusto.
    Hai la mia partecipazione.
    (Lo dico perche’ a me le chiedono tutti i giorni, o meglio tutte le sere.
    Mamma, raccontaci una favola. Inventata da te. Una delle tue.
    E qualche sera fa sono sbottata: Uffa, io vi racconto ogni sera l’irraccontabile, sto ore a inventare storie per TE, E TU… TU NON SAI NEANCHE DIRMI COSA HAI FATTO DURANTE LA GIORNATA???).

    Vabbe’.
    Un bacione,
    Charm

  5. Difficile non farsi contaminare…e a volte é persino gradevole arrendersi, cercare sempre uno spicchio di cielo terso é fatica…ma non é forse vero che una vocina ci riconduce sempre in quel luogo dove abbiamo nascosto o abbandonato le nostre favole?
    Sporcarsi non é nulla se sappiamo come tornare lindi 😉

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