In bilico

maniCandela

Vivere
Per amare
Amare
Quasi da morire
Morire
Dalla voglia di vivere
maniCandela

Nella mia testa c’è un buco nero. Questa sera ne ho avuto l’ennesima conferma durante la proiezione del film “Still Life”. Tempi lenti, dialoghi al limite, colori grigi, l’argomento dell’attesa che diventa paziente ricerca, il tempo che sembra sfuggire ed allo stesso tempo annodarsi su se stesso. Quanti pensieri hanno turbinato per poi esser inghiottiti d’un attimo, fagocitati e rigurgitati da qualche parte, che non ho ancora ben capito dove sta, e in quale forma. Eppure son lì…sospesi…sino al prossimo richiamo per essere inghiottiti e risputati ancora e ancora. In una mutazione inesorabile.

Non è che io mi conosca, dico però che ho raggiunto una buona dimestichezza con me stessa, con alcuni dei miei lati oscuri (spero non ve ne siano molti altri….almeno rimarrebbe da scoprire solo il bello!), con quelli in particolare che mi son stati come rospi da mangiar giù: la vigliaccheria, l’esser debole, la pigrizia, una qual certa superficialità che m’induce nel darmi  risposte che mi fan comodo, il tremendo vizio di procrastinare le cose che pare di non aver le forze di affrontare. Questa ‘anche’ sono io. (E quel anche significa che almeno un po’ imparo a volermi bene). Quando sondi in te e mastichi e rimastichi quel che scopri, tenti di sputarlo ma un istinto superiore ti fa chiudere gli occhi, dare un colpo secco al petto ed ingoiare di botto….ecco, quando ti accade di far questo, non hai più scampo. Ti sbucano le antenne e più le metti giù, più quelle captano, vibrano, ti riempono di suoni, odori, immagini anche se non vuoi.

Al cinema stasera era così. Un buco nero ingordo nel cervello che assorbiva magnetico un esercito allo sbando di pensieri, pensieri di emozioni, sensazioni, assorbiti dalle cellule-antenne e convogliati sin lassù. In uno stato di concentrazione e attenzione per me inusuale (che di norma mi addormento per risvegliarmi ai titoli di coda).

Scena finale: sullo sfondo di una città ridotta in macerie, un equilibrista sulla fune. Fine dei pensieri: equilibrio precario sul filo sottile della vita, in bilico tra l’esser uomini/donne o caporali (tanto per ricordare Totò che l’ironia ed il buon senso li ha sempre avuti nelle tasche). In bilico sulla scelta di che fare di sè ad ogni passo.

In sottofondo (su, non spegnete l’audio per un attimo) “vivere per amare”. Che l’ascoltavo mentre rispondevo all’amico Oldie che domandava come potessi ancora aver voglia di volare. E la risposta è tutta qua: vivere per amare, amare per non morire. Che è altra cosa dell’essere innamorati. Che riveste il mondo intero, chi ci sta accanto e anche no. Che non dipende, e non deve dipendere, da quel che sta intorno…ma dentro, in fondo in fondo, ma in fondissimo dentro noi. Così che ogni passo ci tenga sulla fune.

Dedicato a G. e al suo negare. A Oldie e al suo guardarsi intorno. A Mic, senza un motivo eppure tanti insieme. Grazie a ioforseio per avermi procurato il brano e le istruzioni (che forse in un altra vita siam stati fratello e sorella…e questo spiegherebbe tante cose). Dedicato a me, che potrei fare del ritornello di questo brano il mio manifesto bello e amaro ( e l’amaro non sconcerti, che è cosa della vita quanto la sua bellezza).

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5 Pensieri su &Idquo;In bilico

  1. Cos’è successo dall’una alle due? 🙂

    L’introspezione a volte è inevitabile, soprattutto quando qualcosa ti da l’input e la mente parte E’ peggio di quando sogni, perchè, almeno per me, modificare il sogno è più semplice, che dirottare i pensieri quando partono.
    Mi riconosco in molti passaggi, ma non te li dirò nemmeno sotto tortura! 😀

  2. E perché non vivere per amarsi, almeno un po’ ? Non sempre ciò che riceviamo dagli altri vale più di quel che possiamo dare a noi stessi. Che, anzi, DOBBIAMO a noi stessi. Equilibrio ci vuole: ci sono ferite che non si guariscono neppure con tutto l’amore del mondo. Forse sono quelli che le han causate, gli unici che possono curarle. E’ a loro che bisogna chiedere di farlo. E se no…bisogna imparare a convivere con le proprie fragilità. Non è colpa nostra se le abbiamo, ma sarà colpa nostra se lasceremo che esse ci facciano ancora del male.
    Buona giornata

  3. ** quero
    incredibilmente non è successo niente :). E’ quell’avere a che fare con se stessi e scoprirne la naturalezza, la confidenza…quel bastarsi da soli, che è di attimi ma che, per l’appunto, sanno d’immenso.
    Se ti faccio il solletico sotto i piedi, riuscirò a farti parlare? ;-D

    ** Oldie
    Commento tosto il tuo…la mia idea è che siamo gli artefici non di quel che ci accade, ma del segno che quel che accade lascia in noi.Siamo responsabili di noi stessi, gioie e ferite anche quando quest’ultime sono state inferte da un’altra mano.A noi il compito, la dove non siamo riusciti a proteggerci, di lenire il dolore, agevolare la cicatrizzazione. Amare sè stessi…indubbio sia la via giusta.L’unica praticabile, la mèta alla quale ambire.Solo che alle ferite si attanaglia sovente, come un cane con l’osso, il senso di colpa o di inadeguatezza o insomma quel qualcosa che pur non volendo e non capendo come e perchè ti fa ritenere ‘meritoria’ di quel dolore subito ed il dolore la giusta espiazione.Son meccanismi che pur individuati dentro di sè…è difficilissimo spezzare. In questo l’avere intorno qualcuno che non ti risolve i problemi, no…ma che sa prendersi cura di te,può aiutare tanto Oldie.
    [è argomento che senti forte…vero?ma non usare la logica…il nostro sentire segue percorsi che la logica non conosce e non vuole conoscere..]

  4. Caspita.
    Leggendo i difetti che ti addossi mi sono riconosciuta nell’elenco: la codardia quando mi interessa immensamente un argomento, i meccanismi di autodifesa che generano illusioni e scuse a raffica, la tendenza ad evitare e rimandare all’infinito certi compiti, cercando poi di recuperare.
    Siamo esseri simili nel nostro lato oscuro.

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