Spicchi dell'anima.

c’era una casa molto carina, sole
senza soffitto,senza cucina.
non si poteva entrarci dentro
perchè non c’era il pavimento,
non si poteva andare a letto,
in quella casa non c’era il tetto;
non si poteva fare pipì perchè non c’era il vasino lì.
ma era bella,bella davvero,
in via dei matti numero zero.
ma era bella,bella davvero,
in via dei matti numero zero

Questa canzoncina mi è sempre piaciuta tanto. Sarà che mi ci identificavo sin da bambina. Sarà che ho spesso, nella vita, sognato case. Ora luminose e in costruzione, ora piene di scale, davvero senza il pavimento o con grandi cantine e soffitte da esplorare. Da qualche parte lessi poi che in effetti, nei sogni, la casa rappresenta un po’ noi stessi. Se così è…davvero non sono mai stata una casetta come si deve! MI sento così, come quella raccontata da Sergio Endrigo: senza tutte le cose necessarie e concrete, senza pavimento e senza tetto, pure senza vasino. Insomma….senza. Ciò nonostante è per me un’immagine molto rassicurante. Intanto ‘è’ casa (mica dice ‘cera una capanna’ eh), e poi è molto carina, che mi fa quasi di tenerezza, e sta al numero zero che non è un inizio, ma neppure una fine.

POi di case nella vita ne ho abitate diverse. Quella dei mie genitori, sempre caotica, con pezzi di stoffa e fili colorati sparsi dappertutto dalla mamma sarta. Quella da sposina, per sei mesi, con scatole di cartone al posto di basi di appoggio a causa dei lavori protratti nel tempo più del previsto. Quelle del mare, col profumo di salsedine e la sabbbia che si infiltravano anche sotto le lenzuola. Quella piccola piccola dove vivo ora, dove si fanno le quattro del mattino a chiaccherare con gli amici seduti sul tappetto perchè dicono "da te sembra di essere senza tempo". E soprattutto quella grande e bella vissuta in circa 12 anni di matrimonio. Credo di esser sempre stata in competizione con quella casa. Non che non l’abbia amata…ma come tutto ciò che si ama e che inevitabilmente anche si odia. Una casa bella, di quelle che danno sicurezza, dove c’è tutto quel che serve per vivere bene: giardino con  cuccia per il cane, veranda per la colazione, mansarda studio per leggere, lavanderia per tenere il bucato sempre in ordine, tavernetta per le serate piene di amici, stanze, bagni, sala, cucina, rispostigli…c’era tutto. Una casa da curare, che richiedeva tempo e impegno, da mostrare, da riempire. Poi, poi, c’ero anche io. Il pezzo migliore, eh. Quello per il quale direzioni i faretti e scegli la posizione giusta per farlo ben mettere in risalto. Il bello è che ero pure molto felice. Innamorata e felice. Felice sullo scaffale della libreria, come un libro acquistato per istinto che attende fiducioso di esser letto. Non m’importava d’altro, non mi è mai importato di tutto quel che è concreto. L’esser lì era come l’aver inciampato su un sasso. Quel che contava era poter essere a portata di mano del mio amato, a portata di occhi, a portata di odore (quanti libri aperti solo per potermi immergere nell’odore delle pagine…).

La faccio breve. Avrei dovuto avere due zampette o le rotelle per saltar giù dallo scaffale o cascare sulla testa e dire "ehi…sono qui…c’è nessunoo?" (si, come la particella di sodio della pubblciità). Non l’ho fatto. Sono rimasta sullo scaffale. E m’è rimasta la sindrome de libro invisibile!

Poi le priorità. Ognuno ha le proprie. Esserne consapevoli? Se un libro non lo leggi o lo lasci a metà poggiato da qualche parte, non è sbagliato. Se il libro se ne sta fermo in attesa, perchè crede sia normale che verrà letto…essendo stato scelto…non è sbagliato. Se c’è altro che per noi ha una priorità maggiore. E’ tutto qui il discorso. La priorità che diamo alle cose, alle persone. Siatene consapevoli, se potete. Perchè se per scrivere ‘sto post ora mi arriva il cliente in studio e non ho pronti i documenti, qualche problema me lo creo. Ma conosco l’effetto del mio agire e scelgo che è ciò che per me è prioritario ora. Ma se scrivere ‘sta cosa è una cazzata come un’altra, tanto per dire due cosette di me al vento e gratificarmi un attimo…bene, direi che non ne vale proprio la pena di far brutte figure con chi mi paga le fatture e mi sostiene con fiducia (no, per me scrivere questo post non è una cazzata proprio per niente).

E poi i libri…i libri sono come le perle…se non li usi, fosse anche per rialzare le gambe di un tavolo, muoiono.

Rimane che mi ritrovo proprio in questa casa della canzoncina. Una casa alla  quale manca sempre qualcosa di concreto. Per fare. Per. Anche per saper spiegare tutto.

Spicchi della nostra anima. 🙂

solec’era una casa molto carina,
senza soffitto,senza cucina.
non si poteva entrarci dentro
perchè non c’era il pavimento,
non si poteva andare a letto,
in quella casa non c’era il tetto;
non si poteva fare pipì perchè non c’era il vasino lì.
ma era bella,bella davvero,
in via dei matti numero zero.
ma era bella,bella davvero,
in via dei matti numero zero

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10 Pensieri su &Idquo;Spicchi dell'anima.

  1. Deliziosamente fresca 🙂
    Gli stereotipi ci vengono imposti, bello fare della “casa” il luogo dove “sei” e basta. Non serve molto in fondo, si ha solo bisogno di sentirsi al posto giusto.
    ..ma era bella bella davvero,
    in via dei matti numero zero..:)

  2. pensavo in questi giorni alle case nelle quali ho abitato… è da molto che non mi sento a casa, che non mi “sento al posto giusto”… cosa che ritengo invece importantissima, dato poi il mio carattere… è una delle cose che devo risolvere :-/

    Un bacione

  3. Cara pli….sai che non commento spesso. Questo tuo post l’ho letto con una certa attenzione.

    “E poi i libri…i libri sono come le perle…se non li usi, fosse anche per rialzare le gambe di un tavolo, muoiono”

    Io ho lasciato lì ed a tutt’oggi lascio, molti libri. Ma non sono certo morti.Parti anche infinitesimali di loro vivono in me anche mentre la polvere li divora od i faretti ne scoloriscono le copertine. I libri “sono”, a mio avviso. Non hanno dei veri e propri scopi, nemmeno e paradossalmente quello di essere letti.
    So per certo che capirai anche ciò che sembra sconnesso in queste mie righe.
    Il senso di tutto è in divenire e lo facciamo noi. Così come dici in chiusura di post parlando di priorità.

    un libro può curare chi lo scrive e non esser mai nemmeno letto, limitandosi ad essere per poi magari scoprirsi all’interno solo salvifiche pagine bianche.
    Ed addentrandoci nella metafora, che vede le persone come testi (e quindi libri): secondo te, che libri sono le persone morte? Io vorrei essere un libro delle visite, quello che si apre nei rifugi e che le persone firmano per ricordare un giorno felice o non felice e siglare una presenza. ciao cara.qui è molto caldo, certe ore scorrono lente e ti strisciano sulle pelle come farebbe un serpente, altre scendono a rivoli come acqua fresca a lambire le gambe. il cielo toglie il fiato e la vita illumina le cose da dentro.
    the happy rider

  4. Amica amata…scrivendo il post ti ho pensato, è la canzone che mi dedicasti tempo fa…

    E’ vero, i libri non muoiono…muoiono però nella vita di chi non li ha letti e non li leggerà mai.E la cosa che mi attanaglia di paura non è tanto questa morte..quanto che ciò accada per distrazione. Per quel ritenere conosciut o conoscibile senza difficoltà quel che si ha a portata di mano…e perciò si lascia correre. Quel far scivolare il tempo tra un attimo vissuto e l’altro per pigrizia, distrazione, salvo poi volerlo recuperare con le unghie quando non c’è più l’occasione, il senso, il motivo. Quel non avere il coraggio di leggere con originalità di pensiero, di cuore quel che si vede o meglio …si sente senza poterlo toccare. Tante, troppe volte, vedo chi si strugge nei rimpianti di iò che poteva essere e non è stato. E a volte…quando qualcosa non è…non lo è a causa nostra.
    Tutte mie paure, certo. Sono quelle che tento di esorcizzare scribacchiando.

    Anch’io ho libri lasciati a metà e altri giusto sfogliati. Ma ‘so’ di questo..e certo mi sarò persa e ancora perderò qualcosa di interessante, altre direzioni (fossero anche solo del pensiero)…peciò: scelgo.DI dare priorità ad alcune cose (o libri) piuttosto che ad altre.

    Mia nonna, la perdita più significativa ad oggi, nn la ricordo..io ‘sono’ anche lei nella misura in cui ho saputo leggerla (e sarebbe un libro di filastrocche piccole e in apparenza sceme).

    (curiosa domandare il tuo oggi….giornata passata ad interrogarmi sullo sguardo ritornatomi prepotentemente in mente stamane, di una donna incrociata in osp qualche mese fa e morta dopo dieci giorni )

    Poi…poi sono felice Eva. A frammenti, certo. Ma in quei frammenti di una felicità assurda. Poi ancora c’è il tempo normale durante il quale tentare determinata di ricucire tutti i frammenti fra loro, a dare continuità, a non fare della vita un film ad episodi, c’è fatica, che conosci ed è inutile aggiungere altro, che altrimenti sembra più un proclamare che comunicare.

    Dovremmo prenderci a braccetto. E dividere non ricordo più cosa,sotto un cielo che davvero toglie il fiato ed infine parlando di nulla.

    (ed è proprio così: i libri non muoiono. Ma devi almeno aver avuto per una volta l’intresse vero di soffermare lo sguardo sull’ultima di copertina..)

    Con te.Come su pagine impolverate da sfiorare piano, annusare, immaginarne il contenuto..

  5. **Ale
    è importante avere un luogo dove sentirsi ‘al posto giusto’…pian piano, come vedi,risolverai anche questo… le cose si sistemano, si trovano soluzioni..:)
    ( fare nostro…noi stesse? ci provo eh…) 😉

    **Milit
    dolce/amaro….mi piace sai? contrasti…come il vero e il suo contrario, che secondo me sono i lati della stessa medaglia.

    **Indubbiamente
    si, ma ti ho letto anche nell’assenza 🙂

  6. Un bellissimo posto Pli, che in qualche modo mi ha “costretto” a rivedere le case passate…un giro vorticoso che si rimetterà in moto tra pochi mesi…cos’ho lasciato in quelle case? A me sembra troppo poco nel senso che avrei dovuto lasciarci molte piu cose a ben vedere…potessimi scrollarcekl di dosso così facilmente…ovviamente non parlo di cose materiali, queste vanno e vengono, fatta eccezione per i libri che mi seguono ovunque in bella mostra 😉

    Un abbraccio.

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